Siamo tutti il paziente ZERO.

Di quanti aspetti si veste la nostra preghiera, quella di tutti e di tutti i credo, in un momento così particolare della nostra esistenza, quando per la prima volta questa stessa parola “esistenza” si permea del suo significato globale? Armarsi di rosari o candele non sempre significa assicurarsi un posto tranquillo all’interno del mondo dei sensi di colpa nemmeno per chi è vezzeggiato dal concetto di penitenza che attraverso la confessione parrebbe lavare tutti i peccati. Oggi siamo stati costretti dall’ambiente che ha dovuto muovere il supporto delle istituzioni, a fermarci tutti insieme ma singolarmente. Chiusi nelle nostre case abbiamo la facoltà di continuare a nasconderci dietro al rumore delle notizie o dei social cercando di stordire il nostro sentire, oppure possiamo aprire la comunicazione con quell’interno che abbiamo ignorato a lungo. Mettersi in contatto con il proprio profondo interiore pone le persone in una situazione scomoda, un po’ come guardarsi allo specchio che ingrandisce i pori e le imperfezioni con una luce molto potente puntata addosso. Da quella angolazione saremmo in grado di scorgere ogni più piccola e fastidiosa difformità ed è proprio così che questa emergenza mondiale illumina i nostri spiriti. Puntando un potentissimo riflettore sulle nostre anime che saranno costrette in qualche modo ad indagarsi. Inutile perdersi alla ricerca della verità terrena che si chiede se si tratti di complotto, di natura, di macchinazione, come altrettanto inutile sapere in termini energetici quale sia stato il paziente zero. Il paziente zero adesso siamo tutti noi perché a prescindere dal motivo meccanico con cui la situazione si sia creata, il disegno si è compiuto. E se la preghiera è un atto che conferma ed alimenta una fede allora sempre per fede si dovrebbe accettare e comprendere ciò che accade per migliorare, crescere ed evolvere.

Giungere le mani o rivolgersi alle energie non ci pone su piani diversi ma è in questa situazione precisa che ognuno di noi farà i conti con il proprio cammino gestendo ed, in alcuni casi subendo, ciò che per anni ha dato per scontato. La pratica religiosa di qualcuno che per abitudine si reca in chiesa la domenica mattina o che stancamente medita con il corpo mentre con la mente tesse intricati ragionamenti; il viso stupito di chi “invia luce” a destra e a manca ed oggi si trova barricato in casa perché più impaurito di tutti gli altri, le dichiarazioni dei vari profeti e guru che a seconda delle notizie televisive o della rete modulano i loro giudizi e consigli equamente suddivisi tra negazionisti e cultori della fede cieca ed infine chi si rallegra della situazione perché intravede nel calo dell’inquinamento una sorta di rivalsa del pianeta che ci ospita.

Intanto il mondo procede in questa nuova e statica modalità con un pericolo che lascia dubbi ed incute terrore non solo per il contagio ma anche per le conseguenze delle azioni che durante la sua evoluzione non vengono compiute. Siamo costretti a non fare. Siamo costretti ad essere senza fronzoli e la privazione di tutte le nostre attività manifesta il suo peso effettivo ogni giorno di più. In questa dimensione di nuovo movimento con una velocità diversa e mai sperimentata prima dovremo sperare che torni tutto come prima ( è lecito pensare che possa essere possibile?) o dovremo studiare il moto della nuova corrente per capire come muoversi in sintonia con essa?

I figli della tecnica dei 101 desideri, della legge dell’attrazione, dei riti per l’abbondanza, delle guarigioni sciamaniche e dei miliardi di applicazioni delle tecniche Reiki si trovano a braccetto con cattolici, induisti, buddisti. I figli dell’umanità ognuno al cospetto della propria fede, del proprio credo, al cospetto dei propri processi di ragionamento che gli avevano fatto digerire il concetto di esistenza nello stesso bacino degli scienziati, letterati e tuttologi che esaurite le ipotesi devono concordare su una cosa sola: è accaduto.

Volendo essere precisi esulando da quello che è il filo conduttore “sia fatta la tua volontà” oppure ” l’universo ha un disegno preciso” o anche ” tutto si compie per il mio bene supremo”.

Affidarsi vuol dire farlo anche in un momento in cui sembra che le carte si siano mischiate così tanto da confondersi l’una con l’altra, avendo l’impressione di una pioggia che cada equamente sia sui giusti che sugli ingiusti anche se in effetti il giudizio dovrebbe essere una delle prime attitudini da abbandonare e lasciare nel vecchio mondo. Parliamo di nuovo mondo e di perdono ed iniziamo a perdonare soprattutto noi stessi per aver scordato cosa significhi esistere, per aver dimenticato che l’importanza nasce dalle emozioni e non dalla quantità di cose che riusciamo a fare contemporaneamente. Torniamo a renderci conto di quanto ci manchino gli abbracci di chi è lontano e di quanto non possa essere sufficiente uno sguardo distratto la sera quando si torna dal lavoro. Ricordiamoci di nuovo di quanto sia bello ridere di gusto, come quando a scuola sapevamo di non poterlo fare e proprio per questo non riuscivamo a smettere. Ricordiamoci di noi quando inebriati di entusiasmo per un’idea non vedevamo l’ora di metterla in pratica ma anche di cullarla nel cuore per godere più a lungo di quella sensazione.

Le energie oggi ci chiedono di essere uniti anche se distanti l’uno dall’altro forse per sottolineare l’importanza assertiva di ognuno di noi preso singolarmente. Oggi dobbiamo ritrovare il nostro primo migliore amico, il nostro spirito che ha bisogno si di preghiere ma anche di consapevolezza.

Proviamo a pensare ad un nuovo modo di pregare che sia meno supplicante e più partecipativo, proviamo a pregare noi stessi per diventare parte attiva del cambiamento.

Stefania Scialabba

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