Il perché di un Blog

Scrivere è sempre stata la mia passione ed anche il mio mestiere. Questo blog nasce insieme alla pubblicazione del libro “Io volevo Lei” editato da Elis Edizioni ed in uscita il prossimo 24 Maggio in libreria ed in versione E-book. Esaurito il momento della promozione pubblicitaria ti spiego perché non ho gestito un blog prima dell’uscita del libro.

Tempo. La risposta è banale ma è la verità. Io resto una di quelle persone attente ai dettagli e precise. Se decidi di gestire un blog devi essere sicura di poter essere presente, rispondere agli eventuali commenti e soprattutto creare dei contenuti che creino un interesse effettivo. Ho scritto tutti i giorni da dodici anni a questa parte, per sette ore al giorno in modo professionale e su commissione e, da quest’anno, ho deciso di abbandonare una parte dei miei ingaggi per concentrarmi sui miei pensieri, sul mio percorso di scrittrice. La scelta è stata discussa soprattutto in famiglia: è facile per mamma e papà essere orgogliosi della figlia scrittrice, fino a quando ha un contratto che le garantisce un lavoro continuativo e remunerato. Non appena ho sganciato la notizia, improvvisamente tutte le mie capacità (fino a ieri esaltate con chiunque) sono state oggetto di dubbi e contestazioni.

“Devi sempre fare la matta!”, “non mi sembra una decisione matura”, “superati i quarant’anni non si rischiano la carriera e la reputazione” ed una serie di epiteti pronunciati in scioltezza dai miei amici che, per eleganza della forma, ritengo tu possa immaginare in autonomia. Terminate le parolacce è rimasto l’entusiasmo per un progetto che vuole essere semplicemente quello di continuare a fare ciò che ho sempre fatto diminuendo i contratti esterni e puntando su me stessa.

In questo blog, quindi, oltre a condividere i vari appuntamenti  relativi alla promozione del libro ci saranno anche condivisioni, pensieri improvvisi e racconti quotidiani della mia vita, del mio lavoro e di quello che accade quando si sceglie di seguire i propri sogni dopo i quarant’anni.

In uscita cartacea e on line il 24/05/2019

“Scrivere è un po’ come il sesso quando si invecchia: cominciare diventa ogni giorno un po’ più difficile, ma quando hai cominciato non vorresti mai finire”
Stephen King

Ma come si diventa scrittori?

Ci sono molti tipi di scrittori, ma se lo sei non ti chiedi come diventarlo. Ricordo che una mia professoressa del liceo continuava imperterrita a scrivere storie per bambini, una vicina di casa, che conosce il mio lavoro, mi presenta quasi ogni mese un nuovo racconto da leggere, la mamma di Antonio (il ragazzo che controlla che la mia auto non esploda perché mi dimentico di controllare acqua e olio) inventa storie divertenti sulla vita di chi conosce e le regala alle amiche per il compleanno. Tutte queste persone sono degli scrittori nell’anima, perché se non si riesce a fare a meno di scrivere per divertimento, per riordinare i pensieri o per far sorridere qualcuno vuol dire che l’impulso che ti smuove è più potente del lavoro, della vita di tutti i giorni e degli eventuali problemi che ne derivano. Se qualcuno ti legge e tu non puoi fare a meno di scrivere non devi diventare uno scrittore, devi solo imparare ad esserlo.

Da quell’impulso ci si deve proiettare nel doppio della fatica e della noia. Se hai in mente di essere uno scrittore che guadagna dal proprio lavoro allora prendi la felicità che ti procura scrivere e tienila stretta: ti servirà per le ore di revisione, per avere il coraggio di ammettere di aver passato due giorni ad impegnarti su qualcosa che dovrai stracciare, ti servirà per sottoporre il tuo lavoro a te stesso ed essere così critico, da metterlo in dubbio.

Essere un tecnico della scrittura non significa essere uno scrittore. Significa che puoi imbastire correttamente una storia o redigere quella di qualcuno e se questo ti rende felice potrai esserne sufficientemente gratificato. Io lo sono stata per anni. Contemporaneamente però, ho rincorso incipit perfetti per i miei progetti, studiato finali alternativi per i romanzi conclusi e delineato personaggi che ancora non hanno trovato una storia e che di tanto in tanto mi vengono a disturbare per chiedere di essere raccontati.

Quello che fa la differenza tra vivere per lavorare e lavorare per vivere è la dimensione del tuo sogno spinta dal tuo coraggio. L’impegno è alimentato dalla passione.

“È nello sguardo dei miei amici animali che ritrovo la fiducia nel mondo”
Stefania Scialabba

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